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The Crown Pub

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The Crown Pub next to the station. This is probably the first pub people see on arrival in Liverpool. The architect is unknown. 1859 is the earliest reference to a pub here. In 1888 William Clarkson, the owner of the Midland, took over here. But like others in 1905, it was taken over by Peter Walker, Brewers of Warrington and Burton on Trent. As we entered, we’d have noticed that exterior, the richest art nouveau of any pub. This exterior is really impressive with its moulded plaster friezes, the shallow box windows on the first and second floor, the cut glass windows, the copper panels and the beautiful golden letters outside. Looking from the window of the Crown, we can see Wellington on his monument and he had a great influence on the pubs of Liverpool. Before the 19th century, most beer was brewed in private houses, known as pot houses. But most of the social problems then were not caused by beer drinking, but by spirit drinking. Wellington had the idea that if he could encourage people to drink beer rather than spirits, it would solve a great many social problems. A familiar sight against the bustle of Lime Street Station, you could say we’re a city pub with a local heart. And a famous one at that – our distinct art nouveau exterior and grand original features reveal a fascinating history. Today, there’s always something good on to draw a crowd around our big, sociable bar. But equally you’ll find lots of quiet, cosy nooks perfect for escaping the world over a pint. I went twice in Liverpool and I had twice sunday lunch here!

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The Lion Tavern

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This unassuming corner pub contains hidden treasure. It may not have the grandeur or scale of some other Liverpool pubs, but the Lion has the warmth and intimacy of a welcoming local. The main bar is pleasant with some attractive art nouveau tiles. Explore further, by way of the gents, and you’ll find an L shaped corridor and screen of carved timber and etched and cut glass, with art nouveau tiling below. This screen acts as a servery the rooms behind, the walls to which were removed in the 1960’s. A mid 19th century pub, it was remodelled in the early 1900’s. This type of lobby layout is peculiar to Liverpool pubs, according to Mark Girouard, the Victorian pub historian. The Lion Tavern has a wide selection of good cask ales on eight handpumps and over 80 malt whiskies. The pub speciality is pork pies kept in a fridge on the bar. There’s always plenty to do with a quiz night every Tuesday, a board game club, meetings of the Bob Dylan Society and an acoustic night to name but a few.

Liverpool away

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Credo che, se vuoi provare a far capire certe emozioni a chi ti legge, devi scrivere certe cose col cuore ancora caldo e per questo inizio a scrivere questo post ancora con la faccia stanca dal fine settimana nel Merseyside. Venerdí mattina tutto inizia con un grande spavento, non trovavo la carta d’identitá…inutile dire che il famoso “keep calm” non rientrava nel momento. Ovviamente al riuscire a raffreddare la mente ecco il lampo di genio che permette di far scivolare in tranquillitá il resto della giornata. 2 ore e poco piú di un volo tranquillo quando il pilota annuncia che in 20 minuti avremmo toccato terra al John Lennon International Airport di Liverpool dove lasciati alle spalle il sole e i 22 gradi di Barcelona ci stava aspettando una grandinata e 6 gradi di temperatura, welcome to UK. Pochi metri sotto la grandine, la coda rapida per l’immigration e sono giá sul 80A con destinazione Liverpool quando scopro che i miei compagni di viaggio sono bloccati all’aeroporto di Manchester (circa 50 km da Liverpool), dove il loro bus é misteriosamente scomparso. Intanto arrivo in cittá mi faccio una splendida passeggiata “under the rain”, almeno aveva smesso di grandinare, fino a trovare l’hotel. Check in fatto non resta che aspettare e visto che avevo fatto i compiti a casa sapevo che uno dei “5 best pub in Liverpool” era dietro l’hotel. Ovviamente non perdo tempo, troppa voglia di “Casc Hale” e cosí eccomi al “Lion Tavern”, il pub é pieno, é venerdí sera…riesco a guadagnare un posto alla barra e dopo 3 minuti passati in solitudine ecco che il mio vicino attacca bottone “Mick” una 50 d’anni con maglietta dello Zenith, season ticket holder del Man U, con lui Ian tifoso e abbonato del Huddersfield e un finlandese, di cui non ricordo il nome, residente e tifoso del Liverpool. Passo una buona serata ed esco giusto a tempo per ritrovare i reduci di Manchester sulla porta dell’hotel. Sabato mattina é il “matchday”, Anfield Road un sogno che diventa realtá, uno di quei campi mitici, quelli sognati dai tifosi di calcio di tutto il mondo ma quasi impossibile per l’estrema difficoltá a trovare i biglietti per la partita. Mi sveglio presto nonostante sia andato a letto tardi, l’emozione della giornata si sente giá. Ci prepariamo e usciamo…bisogna cercare una colazione inglese, la troviamo anche se non é la migliore che ho provato…forse un pó povera ma comunque molto buona. Ora siamo pronti, qualche messaggio coi ragazzi in viaggio da Londra, appuntamento all’away pub “The Arkles” intorno all’una. Cosí si parte, autobus in direzione Anfield dove ci accoglie un bel acquazzone! (Da notare che sono stati 2 giorni di sole a parte questi 2 episodi circoscritti). L’aver giá fatto il tour di Anfield il passato mese di aprile forse ha rovinato un pó l’emozione di trovarselo davanti peró sapevo che non sarebbe stato assolutamente cosí. The Arkles é in Anfiel Road a circa 200 metri dal “away sector” e la veritá che nonostante fosse il pub indicato come “away” le due tifoserie erano perfettamente mischiate con un incredibile rispetto delle parti…ambiente disteso, Reading v QPR sui maxischermi, pinte e chiacchiere…poco dopo arrivano i “londinesi” e purtroppo il tempo passa veloce, qulche pinta e via verso lo stadio, un controllo rapido da parte dei 2 agenti sulla porta ed eccoci nella pancia di Anfield…the dream becomes true. Un hot dog, una pinta (ovviamente) un salto al bagno e su per la scala….un respiro profondo ed eccomi li, finalmente. Lo stadio é giá quasi tutto pieno, lo sará in pochi minuti…il tempo di raggiungere i nostri posti e guardarsi un pó intorno che partono le note di “You’ll Never Walk Alone” e le squadre entrano in campo. Arrivati a questo punto del racconto mi fermo, guardate il video che ho fatto e provate a immaginarvi seduti li al mio posto, potrei scrivere milioni di parole ma non sarei in grado di farvi provare quell’emozione…vi dico solo del silenzio rispettoso dei tifosi del Fulham durante l’inno del Liverpool, ne abbiamo presi 4 e i tifosi del Liverpool a 2 metri da noi non ci hanno insultato, derisi o tirato niente e a fine partita siamo usciti immediatamente tornando a mescolarci per le vie intorno lo stadio….When you walk through a storm, hold your head up high, and don’t be afraid of the dark, at the end of the storm there is a golden sky and the sweet silver song of the lark. Walk on through the wind, walk on through the rain, though your dreams be tossed and blown. Walk on, walk on with hope in your heart, and you’ll never walk alone, you’ll never walk alone…

This is Anfield!

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Anfield, uno degli stadi piú mitici del pianeta non poteva non essere incluso nel mio weekend a Liverpool. A dicembre visitai il Van Gogh Museum di Amsterdam e davanti ai quadri studiati a scuola esternai il mio pensiero saggio “a me non fanno ne caldo ne freddo….saró arido” scatenando le risa dei presenti! La veritá é che ognuno ha in cuor suo la sua passione….e la mia include tutto quello che gira intorno a un prato verde. Erano giorni che pensavo a Anfield, erano giorni che sapevo che mi sarei emozionato, erano giorni che pensavo quello che la gente avrebbe costruito sul fatto che una persona potesse sentire qualcosa di cosí sensazionale per un’opera dallo scarso contenuto culturale. Francamente non me ne frega niente, chi si crede superiore per preferire un Picasso puó anche smettere di leggere. Quello che so é che domenica 27 aprile continuava a girarmi nella testa una canzoncina “When you walk through a storm, hold your head up high, and don’t be afraid of the dark; at the end of the storm there is a golden sky and the sweet silver song of the lark”, e in cuor mio ero molto felice di condividere le emozioni che avrei vissuto con una persona davvero speciale, che mai avrebbe giudicato le mie sensazioni e che, al contrario, le avrebbe vissute sulla propria pelle esattamente come me…questa persona ha trasformato una giornata grandiosa in una giornata che resterá per sempre nei miei occhi e nel mio cuore. Eccomi qua “This is Anfield” cielo grigio e vento freddo…compriamo i biglietti del tour e facciamo un giro per vedere la targa in memoria del Heysel, il monumento alle vittime di Hillsborough e il mitico cancello che riporta il “You’ll never walk alone”. Quattro chiacchiere con un simpatico addetto alla sicurezza e via per il tour…se Anfield era un mito…visitarne la pancia lo ha reso un super mito. Niente di moderno, tecnologico, supercomodo…tutto piccolo, sala stampa con angolo cottura e poche sedie, corridoi stretti e spogliatoi con panche di legno…esattamente come quelle che ognuno di noi ritrova ogni volta che va a giocare con gli amici. Ebbene si Gerrard e compagnia siedono su panche di legno scomode, ma rosse! All’uscita direttamente lo stretto tunnel che porta al terreno di gioco…lo attraverso…tocco lo scudo come visto fare decine di volte ai giocatori di casa al momento di entrare in campo ed eccomi li, a bordo campo, emozionato come un bambino di 7 anni a Gardaland. Sarei rimasto li ore a respirare il profumo dell’erba, a godermi il silenzio di un campo che quando pieno ribolle come una pentola. Lo immagino pieno e mi riprometto di vederlo pieno, immagino il coro dei tifosi e i brividi scendono lungo la schiena. Purtroppo arriva l’ora di uscire, passando per il museo a toccare la coppa dei campioni e a portare a casa qualcosa che non dimenticheró mai e a ricordare sempre che: When you walk through a storm, hold your head up high, and don’t be afraid of the dark; at the end of the storm there is a golden sky and the sweet silver song of the lark. Walk on through the wind, walk on through the rain, tho’ your dreams be tossed and blown. Walk on, walk on with hope in your heart, and you’ll never walk alone, you’ll never walk alone. Walk on, walk on with hope in your heart, and you’ll never walk alone, you’ll never walk alone…..

27.04.13 Everton v Fulham

EVER

Dite quello che volete, ma non esiste al mondo nessun campionato con il fascino di quello inglese. Indipendentemente dalla categoria “When Saturday Comes”, come dice il titolo di una famosa fanzine, l’aria diventa frizzante e si riempie di quella passione che si respira per tutto il paese. Everton e Liverpool si dividono i cuori degli abitanti della cittá del Merseyside e i due stadi sono divisi solo dallo Stanley Park e distano poco piú di 1 km uno dall’altro. Arrivati nei dintorni del Goodison Park la prima sensazione é quella che l’Everton sia la squadra del quartiere, stadio in mezzo alle case e tutti in giro vestendo qualcosa col logo dei “toffees”. Il Main Stand sembra una fabbrica, e solo avvicinandoti ti rendi conto sia invece la casa dei “blues”, una passeggiata intorno, il club shop, i venditori di programmi e un obbligato passaggio al home supporters pub per rispettare la tradizione. Piú si avvicina l’ora della partita piú il quartiere diventa vivace fino a che arriva l’ora di entrare, si attraversa il solito tornello stretto e via per le scale fino ad affacciarsi al campo dove siamo accolti da varie insegne che confermano il nostro primo presentimento “The people’s club”. Siamo nel Main Stand dove i seggiolini sono gli originali in legno, fantastici…profumo di vero calcio…so che il business del calcio inglese é molto importante, peró a differenza nostra hanno saputo mantenere quell’anima che ti fa sentire come fossi negli anni ’70. Uno stadio inglese é uno stadio diverso, il tifoso inglese é diverso…ha un attaccamento diverso al club e questo si percepisce ovunque. Unica delusione é stata l’assenza totale di cori da parte dei tifosi di casa, solo si sono sentiti i pochi arrivati da Londra al seguito del Fulham. Partita piacevole, inglese, combattuta…dove non esistono i “biscotti” e dove sempre si lotta fino alla fine. 90 minuti volati via veloci, troppo veloci che ti lasciano voglia di vedere ancora, di sentire ancora sulla pelle quell’atmosfera. Solo chi ha visto partite in Inghilterra puó capire. Una nota la meritano tutti quei tifosi che vestivano il parruccone di Fellaini, ricordo soprattuto un tifoso vicino ai 70 anni che scendeva pimpante la scala vicina a me indossandolo….geniale!!!

All you need is…..Liverpool!

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Para conocer Liverpool os recomiendo que olvidéis cualquier tipo de información que os hayan dado con antelación. Simplemente haced un reset y tened muchas ganas de conocer una ciudad que encandila por su beatlemania en cada rincón de sus calles o el carácter alegre de su gente, ellos mismos se autodenominan scousers por su peculiar acento, su loca afición al fútbol y sus infinitas ganas de saborear una cerveza en sus míticos pubs. En apenas una década, Liverpool ha sabido transformar y remodelar todos sus espacios para convertirse en una ciudad cosmopolita y enérgica, llena de contraste. No es de extrañar que se convirtiera en la capital Europea de la cultura en 2008 y su zona portuaria fuera declarada Patrimonio de la Humanidad por la UNESCO en 2004. Iniciamos el recorrido por el barrio del frente marítimo (Waterfront), sin duda el orgullo de sus habitantes por su rico pasado marítimo. En tiempos imperiales de los ingleses, el Albert Dock fue el crisol de los intercambios comerciales con el resto del mundo y flujo continuo de diferentes culturas. Posee una serie de edificios datados de finales del siglo XIX y fue construido con ladrillo, piedra y hierro. Concretamente esta zona tiene algunos de los atractivos principales de la ciudad. Tres de sus principales museos (todos gratuitos): Tate Liverpool, dedicado al arte contemporáneo, Maritime Museum, que explica toda la historia marítima de la ciudad y el International Slavery Museum, dedicado a la esclavitud. Muy cerca se encuentra el Centro de Convenciones Arena y la Echo Wheel of Liverpool, una espectacular noria donde se puede tener una estupenda vista de la ciudad. En la zona norte, concretamente en la zona costera de Pier Head, encontramos edificios emblematicos como Royal Liver Building, construido por Walter Aubrey Thomas a principio del siglo XX, y fue el edificio más alto hasta 1965. Destacan sus dos torres relojes que están coronados por los Liver Birds, dos aves mitológicas que son el simbolo de la ciudad. Junto a este podemos ver otros dos edificios que se construyeron en la misma época: Cunard Building y el Port of Liverpool Building. A escasos metros, encontramos el Museum of Liverpool, un museo interactivo recién inaugurado, dieseñado para que disfrute toda la familia, donde se explica la historia de la divertida gente de Liverpool, desde la prehistoria hasta los iconos culturales más seguidos del pasado siglo. Merece la pena ver el skyline desde el waterfront o cogiendo algunos de los barcos que salen desde la terminal del ferry.
Quizá sea su proximidad a Irlanda lo que hace que el carácter de los liverpudians sea tan abierto y alegre. Lo cierto es que Liverpool es un hervidero de actividad nocturna con sus pubs y clubes para todos los gustos. Si queremos salir a tomar algo, ya sea una cerveza o un cóctel, lo podemos hacer en los barrios de Liverpool One y Cavern Quarter. En este último encontramos Mathew Street, más conocida como la calle de los Beatles. No solamente porque en esta calle encontramos The Cavern Club el mítico local (ahora reformado) donde la famos banda tocaba en los años sesenta, sino porque también se encuentra la tienda oficial y numerosas cafeterías y bares dedicados a la banda. Este barrio también alberga la torre más alta y visible desde cualquier punto de la ciudad, Radio City Tower, que es la estación de radio de Liverpool y retransmite música pop y dance desde el 1974. Si queremos pasar unas horas de shopping, junto a estos barrios hay que añadirle el barrio de St. George Quarter, zona donde encontraremos edificios emblemáticos como St George Hall, un imperioso edificio neoclásico que, aunque está reformado recientemente, fue construido en el año 1854 y es el museo de Historia y sede para festivales. Justo enfrente, encontramos el Empire Theatre, uno de lo más grandes que posee la ciudad. A escasos metros también encontramos los museos World Museum Liverpool y el Walter Art Gallery, con obras de Rembrandt, Poussin, Degas, Picasso o Gaugin, imprescindibles para los amantes del arte.
A los scousers les apasiona el deporte. Aunque la ciudad es famosa por los torneos de golf, rugby o carreras de caballos, lo que verdaderamente les apasiona y siguen como una religión es el fútbol. Los habitantes sienten pasión por dos equipos que están en primera división de la Premier y tienen la peculiaridad que ambos estadios se encuentran uno la lado del otro el en barrio obrero de Anfield, alejado del centro de la ciudad. Los seguidores azueles pertenecen al Everton FC mientras que los rojos son forofos del Liverpool FC. Este último, posee uno de los campos más visitados: el Anfield Stadium. Por supuesto se puede hacer un tour donde se puede ver el museo que explica su historia (tiene expuestos sus 18 titulos de liga y las cinco copas de la Champions), la sala de prensa, el vestuario y el campo.