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Ciao Mary!

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Ciao Maria, oggi voglio scriverti anche io. In questo giorno triste, nonostante la lontananza, non posso far altro che pensare ai tanti momenti ormai lontani condivisi con te. Con te che forse sei stata un pó una mamma per tutti noi, e noi, da figli un pó vivaci, ti abbiamo spesso fatta impazzire durante i lunghi viaggi per seguire la nostra amata maglia Blucerchiata. Ricordo ancora quando ti chiamavo la sera a casa per prenotare le trasferta, magari stavi cenando peró avevi sempre voglia di chiacchierare e raccontare qualcosa…raccontare si…ti piaceva parlare e meno ascoltare. Noi sui pullman eravamo agitati…e tu un pó “rompi”, le guerre con Paolo e Alberto dei “Vamos”, il davanti contro dietro…il caos e la confusione…peró i tuoi pullman hanno avuto negli anni un filo conduttore…sempre ci si sentiva a casa e in famiglia. Oggi stavo pensando a quante persone ho conosciuto grazie ai tuoi viaggi, con molti di loro sono ancora in contatto e so che per ognuno di loro oggi sará, come per me, un giorno triste e pieno di ricordi. Hai sempre avuto un pensiero per tutti…mi ricordo in particolare quando eravamo andati ad Ancona in finale di Coppa Italia, ero in campo accreditato e quando stavo andando a ritirare il pass mi avevi chiamato e lasciato un biglietto per la partita…nel caso l’accredito non ci fosse stato. Ricordo le lotterie sul pullman, le litigate con quelli di Struppa e la tua grande passione per la nostra squadra. Potrei stare qua per ore ricordando aneddoti peró non é necessario giá che sono dentro di me e oggi li sento vivi, con un pó di nostalgia ma con la felicità di averti potuta conoscere e frequentare. Io oggi non ti immagino nel terzo anello della Sud, ti immagino seduta in tribuna con un grande sorriso stampato sul viso. Grazie di tutto Maria, dimenticarti sará impossibile.

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14.04.13 Genoa – Sampdoria

Serie A/Genoa-Sampdoria

Ho deciso di utilizzare questo articolo non tanto per raccontare le emozioni di una giornata che in veritá non ne ha offerte ma bensí per esprimere vari pensieri rispetto alla stracittadina. Comincio dicendo che per me il derby non rappresenta la partita della vita, rappresenta solo il modo per cercare di far tacere un pó la parte arrogante e piena di superbia della cittá. Dicano quel che vogliono, dal 1946 hanno un complesso di inferioritá incredibile, complesso che li porta ad essere piú preoccupati di quello che succede a casa nostra che nella loro. Non gli interessano eventuali successi…ma solo le nostre disgrazie…e per dimostrare la loro pochezza basti vedere cos’hanno festeggiato in piazza da un secolo a oggi a parte le nostre sconfitte….un ripescaggio dalla serie C alla serie B. Nonostante questo vivono con una presunzione incredibile, loro hanno inventato tutto…e basta dire che a Frank Sinatra piaceva il pesto per farlo diventare un grande tifoso della loro inutile squadra e suonare “My Way” allo stadio. Parlando chiaro…cosa volete ne sappia Frank Sinatra…non del Genoa….ma del calcio in generale… Detto questo eccoci finalmente al giorno del derby, entro allo stadio e mi godo il loro patetico show dei 120 anni di sudditanza psicologica. Cominciamo con ostentare in tutti i modi una genovesitá con non ho riscontrato nei molti extracomunitari con maglia rossoblu che entravano a Marassi, continuando per il mitico video di 3 minuti che hanno messo e rimesso alla nausea…i loro trionfi….foto in bianco e nero….il goal di Branco nel derby dell’anno dove noi abbiamo vinto lo scudetto…e nulla piú…quando vincevano i diplomi con una partita al mattino e una al pomeriggio non esistevano nemmeno le macchine fotografiche. Poi arriva finalmente lo stile Genoa, col pollo che viene a passeggiare borioso sotto la Sud…continuiamo con le manifestazioni patetiche fino a che tocchiamo il fondo con 3 maschere carnevalesche che fanno il giro di campo con 3 stracci sbiaditi…e udite udite….i “ma se ghe pensu” lasciano spazio in ordine a “You’ll never walk alone” (chi siete il Liverpool?), “God Save The Queen” e “Rule Britannia” mancava “o’ surdato nnammorato” per fare l’enplein. Poi si fa sul serio e la Sud li dipinge come si meritano, come non ammetteranno mai peró questa volta si sono dati la zappa sui piedi da soli. Come pubblicato dal Secolo 4 tifosi del Barça sono stati supplicati di assistere al derby dalla Nord e visto che vivo qua e con uno di loro siamo amici abbiamo passato il sabato sera insieme, hanno cenato a casa mia e siamo usciti a fare serata…(ma non erano gemellati?) il giorno dopo parlando con David il suo commento é che é rimasto impressionato dalla Sud, e da come si sentiva bene dalla Nord…ma non erano loro i migliori tifosi del mondo? Non parlo del campo e dei loro 11 criminali, fatti a immagine e somiglianza del loro genovesissimo presidente. Una nota alla splendida coreografia dei “Figgi do Zena” che hanno raccolto un sacco di soldi e comprato 955 metri di stoffa….con la quale credo si siano fatti le tende tutti loro. Spero possiate tornare a casa, in serie B, e lo spero perché non voglio vedervi mai piú, non siete degni di stare nel nostro stesso stadio…e sicuramente un primato lo avete….riuscite sempre a dire le cazzate piú grandi del mondo. Quindi adesso potete ricominciare a fare la unica cosa che potete fare al nostro cospetto….parole, parole, parole….

Ciao Duccio!

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“La Sampdoria é come una ballerina bravissima che si é ammalata. Dobbiamo riportarla a calcare i palcoscenici che era abituata a frequentare”.
Caro Duccio, ti eri presentato cosí, in una calda serata di luglio del 2003, quando dopo un periodo in acque complicate la nostra amata Sampdoria era finalmente giunta in un porto sicuro. La stagione del tuo arrivo si era appena conclusa con una salvezza molto combattuta, tirata coi denti fino a quasi fine campionato. Ma il giorno del raduno l’entusiasmo era alle stelle, Marassi era stracolmo di colori e passione. Ai tempi facevo parte di un gruppo della Sud, e prima del raduno hai voluto ricevere una delegazione di ogni gruppo nei locali della Federclub. Ricordo ancora le tue parole “mi raccomando ragazzi, non lasciatela mai sola”. no caro Duccio, non la lasceremo mai sola, perché l’amiamo come non amiamo altro. Col tuo intervento hai permesso alla “ballerina” intanto di sopravvivere, ci hai regalato emozioni, ci hai portato a Roma, ci hai fatto sentire la musica della Champions League. Peró hai anche sbagliato, cessioni azzardate, forze un pizzico di presunzione in un mondo completamente diverso da quello industriale, ed eccoci un’altra volta nel baratro, tante accuse la piú grave per noi tifosi quella di gestire la squadra senza sentimenti, e per noi che siamo pazzamente innamorati i sentimenti sono tutto! Riconosco la mia arrabbiatura, ma riconosco che la tua famiglia, capitanata da tuo figlio Edoardo é subito scesa in campo mettendoci la faccia, assumendosi le responsabilità, impegnandosi per rimediare all’errore, e lo avete fatto davvero bene. Ti ricorderó disponibile e gentile verso tutti quelli che ti fermavano per la strada, come ricorderó le tue battaglie in lega calcio per ottenere regole piú giuste per tutti. Oggi é un giorno triste, e la pioggia che cade su Genova sembrano le lacrime di una città chiusa, che sa solo mugugnare e dire no a qualunque cosa. Oggi salutiamo un amico che a parte il bene della nostra amata Sampdoria ha fatto molte cose per una città che non so fino a quanto se lo é meritato. Oggi ti salutiamo e ti diciamo di stare tranquillo, non la lasceremo mai sola e tu quando arrivi salutaci tanto Paolo, magari potrai giocare a carte con lui….

23.09.12 Sampdoria v Torino

Dopo tanti mesi si torna finalmente al campo a vedere un pó di maglie Blucerchiate correre. Il weekend inizia con la prima novitá, dopo quasi 6 anni da residente all’estero riesco finalmente a tornare a casa con un volo diretto. Un’ora e mezza di volo e il solito meraviglioso atterraggio al Colombo impreziosito da uno splendido tramonto. Quello che per anni é stata la normalitá oggi si trasforma in qualcosa di estremamente emozionante, come posso farvi capire cosa significa oggi uscire dal portone di casa dei miei e imboccare il tunnel di Corso Sardegna in direzione stadio, camminare in mezzo a tante persone che vestono i miei stessi colori e che si moltiplicano mentre ci si avvicina… Davide mi da appuntamento in via Tortosa, giusto dietro la Sud e da li ci incamminiamo verso i cancelli per entrare in casa, una tappa al negozio ufficiale per comprare una pashmina nerocerchiata da abbinare al mio cappotto in inverno, e si entra… Come sempre sono molte le persone che incontro e saluto, oltre 30 anni non si cancellano e non si dimenticano, da li bandiere, musica, chiacchiere ed eccoli finalmente in campo. La Sud regala un bel ambiente, la partita é piacevole anche se la Samp parte troppo contratta, il Toro gioca a rugby e gli viene consentito. Alla fine sará 1-1, risultato che ci va davvero molto stretto. La partita finisce e sotto una pioggia torrenziale si torna verso casa, dando appuntamento alla squadra a Parma e allo stadio al derby, perché parliamoci chiaro….non ha senso per me….

Genova, my hometown.

“Genova is a tight-fisted city. It was born almost out of necessity, lying comfortably on one side, claiming a narrow space between land and sea”, Marzio Angiolani begins, in his Canzoni in salita. You climb, wheezing like an old bus, up steep inclines and tiny streets, where the mountain wind on certain feast days in November sweeps away both clouds and sun. Genova lies prostrate, just past the mountains, and it’s not clear if those immense sentinels have been left to close off the road or to watch the city’s back, whether they’re meant to protect or imprision. Cities need poets to explain them, especially Genova, whose best poets are singer-songwriters. Only poetry can help us to understand them, ignoring sociologists, urban planners, architects, economist and art historians, who can at best grasp one of the many layers that form the body and soul of a place. Genova’s historic centre is mobile, spilling everywhere, a virtual city of steep ascents and lifts, of winding paths that save space and look upward to the sky, of little lanes like secret passages. It’s in the Arch that supports the Nervi Promenade, and in the Marinella, the only cafe-restaurant in the world exposed to the mountain wind, in the suspended iron beams, in the underground mazes and the sharp corners of the Lambruschini Courtyard, in the weary eyes of the Madonna del Gazzo in the Campi gasometer, which coexisted for decades with the Neo-Classical facade of Villa Bombrini. It’s in the spectacular Aquarium, which turns 20 this year and re-launches its 60 dream-like ecosystems of faraway seas, penguins, sharks, dolphins, jellyfish and manatees. There will be discounts, special tickets, wide-eyed children and “sea-floor” walks, like something out of a Disney movie. Genova is in the songs. Sometimes a line translates a feeling, a character, and thus a street, a name, summing up an entire world. Like Strawberry Fields or Penny Lane by the Beatles, Genova has Via del Campo by Fabrizio de André (In Via del Campo there’s a lovely girl/with big green eyes/all the night she stands on the doorstep/selling everyone the same rose). Then, past the palaces, beyond the outline of old warehouses and stacks of containers, past the 130-square-metre Old Port, is the blue line of the sea. In his book La cattiva strada (the evil road), with verse-like words, De André writes, “the sea is an occasion for constant entertainment because it’s always moving, it gives you sound, it gives you smell, it’s alive. Passing boats are always an event, because a boat sighted at sea is always an event, like the breaking of the waves… once you reach the sea, you sit there and contemplate, and all strange desires disappear”. This Genova is open to the world, a city of spices and mixing cultures, though it is no longer La Superba. It’s the curious Genova of trade and cargo, the Genova that draws its energy from the sea (in the literal sense), because one day the perpetual motion of the waves may be harnessed to provide light for the city. De André (nicknamed Faber) provides another reading of this restless, much-sung-about, much-narrated yet mysterious city, with songs that echo the ups and downs of Genova’s fascinating asymmetry. Via del Campo 29r reopens as the Emporio Museum dedicated to Genova’s singer-songwriters, a crossroads of memorabilia. It includes albums, covers, posters, articles and reviews, photos, books, rare recordings, Faber’s historic guitar and his school report cards, all collected and preserved by his childhood friend Gianni Tasso passed some years ago. It’s a place where time stands still, beyond news stories and controversies, landslides and floods. The fragility of the land, as seen in last year’s easthquake, conceals unexpected strenght. People shovelled away debris with dignity, grumbling and suffering. But then a courageous movement began, with fundraising, recitals by Claudio Bisio and Lella Costa and the Long Night of Genova concert, to “save the city with music”. It featured Tullio De Piscopo and Vinicio Capossela, the voices of Biagio Antonacci and Gino Paoli, Jovanotti and Negramaro, artists who had experienced those terrible days and shared them in the “out fo the mud” worksites. People sing, in spite of everything, and don’t bemoan their fate. So perhaps it’s right that guidebooks proudly include itineraries suggested by songs and songwriters, along with traditional routes. But before chasing off to Boccadasse after C’era una volta una gatta (there once was a pussy cat), stop to marvel at the 46 palaces of the Rolli, World Heritage Sites. Imagine the Republic, re-founded by the Doria family. In the 1500s and 1600s it was the bustling centre of traffic, courts and embassies, a city where palaces were “ordered up”, suitable for hosting state visits according to lists divided by categories (the rolls of public lodgings). Pause at the Ducal Palace, to see the exhibition Van Gogh and Gauguins Journey (through 1 May). Visit Via Garibaldi, with the amazing symmetry of Palazzo Bianco and Palazzo Rosso, a treasure trove of works by Caravaggio, Veronese, Rubens and Van Dyck. It’s hard to connect the sumptuous formality of the former La Superba with the epic Old City. We discover the latter in songs of the sea and disenchantment, the ballads and shattering description of Paolo Conte: “Macaia, monkey of light and madness/haze, fish, Africa/sleep, nausea, imagination”. The ducal city, with the Romanesque cathedral of San Lorenzo, and the Palazzo San Giorgio with its layers of history, has no need of poets. Its beauty is there to see. The other Genova must be discovered, following sensations. From the wharf, follow the Sottoripa porticoes past shops displaying shiny snap-hooks and steel mast cables. Via Gramsci is part market and part souk, where the sounds, perfumes and African women swathed in blinding colours are reminescent of Marrakech. “In the quarter where the sun of the good God/doesn’t shine” (La cittá vecchia, also by De André), there are now phone centres and shops selling kebabs and trifles. But if you go into the dark Vico della Pece, absent from the guidebooks, you enter the unknown realm of epic folksongs (near the Emrbiaci Tower). We can also follwo Bruno Lauzi into the Foce quarter, where he lived in 1950 and my family live, and picture him walking during the sirocco, under still, cloudless skies. Memories and nostalgia are evoked in the recently completed film Una canzone del Paradiso (a song of Paradise), part true story, part vision. Thanks to special effects, we see Tenco, Lauzi, Bindi and De André. It was directed by RAI veteran Nicola Di Francescantonio and the basic idea is liquid. Neither fiction nor documentary, it’s a romantic diversion, with real actors and embodied ghosts. Gino Paoli acts as guide accompanied by Don Antonio Gallo, the “street priest”. This journey into the past is dedicated to Genova and its poet/musicians, the port and Via Pré. It’s also a tribute to craftsmen whose only trace remains in names like the Salita Pollaiuoli (poulterers’ ascent), Vico Indoratori (gilders’ alley) and Via Orefici (jewellers’ street), and to a page in the history of italian music. Gino Paoli says, “the Genovese were once wise, and washed the city with seawater so as not to waste it”. But he also says, “the beauty of the city is its people”. One of them is the unforgettable Claudia Pastorino, the first female singer-songwriter, who wrote, “Genova is one hypothesis among many/Genova curses and wrings her hands/Genova sells herself cheap/Genova is in the end merely a child’s game/and don’t leave your umbrella outside the door/ the real Genova of the alleyways will steal from you, too” But it doesn’t steal your umbrella; it steals your heart.

Riflessione…..

Ieri sera dopo 4 giorni a casa ero seduto al gate G46 dell’aeroporto di Monaco in attesa del volo di ritorno per Barcellona. Avevo negli occhi l’ultima immagine dei miei che se ne andavano sottobraccio con i volti tirati e tristi di due genitori che hanno appena salutato il figlio che se ne va per almeno qualche mese, mentre il Volabus si muoveva verso l’aeroporto.
So che il mio trasferimento all’estero per loro é stato e continua ad essere molto duro peró ieri sera al vederli andare via cosí mi si é davvero stretto il cuore.
Quell’immagine continua a girarmi in testa e questa canzone comparsa random dal mio ipod a Monaco mi ha lasciato un velo triste sul cuore.
Analizzando tutto il percorso di questi 5 anni riconosco che il passo alla capitale Catalana sia stato professionalmente gratificante, mi abbia permesso di crescere e maturare come uomo e costruire una relazione vera che ha attraversato mari in tempesta e oggi é ancora qua piú forte di prima. Questo non toglie che il tempo e la vita passano e tutta le cose positive che oggi sto conquistando fanno da contr’altare ai miei che se ne vanno tristi e scuri in volto. So che non si puó avere tutto, peró mi chiedo se il mio esito professionale e di uomo possa essere a discapito della mia famiglia e causare dolore alle persone a cui piú tengo in assoluto. Oggi mi sento abbastanza vuoto, invece dovrei essere al settimo cielo giá che sono appena stato promosso sul lavoro e giovedí andró a Madrid per il kick-off di Unique Online. Eppure riconosco che ieri ho vissuto il momento piú duro da quando mi sono trasferito e non riesco a capire se veramente sia stata la scelta giusta oppure no. Giá lo so che l’uomo é sempre insoddisfatto, peró oggi ho questa piccola riflessione da fare.

Genova 4 novembre 2011, per non dimenticare…..

Onestamente ci ho messo un pó per partorire queste righe. Nonostante viva all’estero il legame con la mia cittá é vivo e forte. Per capire i Genovesi basta paragonarli al territorio dove vivono…sono davvero uguali. Cosí mentre dal satellite scorrevano immagini terribili si notava la grande dignitá della gente, si notava come quelle persone sempre un pó chiuse e accigliate si facevano in quattro per aiutare il prossimo. Non voglio fare polemiche oggi, voglio solo gridare il mio orgoglio di appartenere a quelle persone, di essere figlio di quella terra cosí contradittoria ma cosí Superba. In questi giorni tristi ho parlato con molti amici, ho sofferto la situazione complicata della mia famiglia e avrei voluto poter essere li con una pala in mano come tutti gli angeli che hanno perso il sonno pur di dare una mano. Genova é la mia casa, Genova é la Superba….Genova come sempre si rialzerá grazie alle persone che la vivono e la sentono dentro. Queste righe vogliono essere un piccolo pensiero a tutte le persone che stanno soffrendo, stanno lottando e stanno lavorando…con quella faccia un pó cosí, quell’espressione un pó cosí….che abbiamo noi che siamo nati a Genova!

Pensie “Blucerchiato”

Pensie al secolo Mattia Strano é un rapper di Molassana conosciuto a livello nazionale e tifoso Blucerchiato. Proprio oggi ha pubblicato sul suo sito web http://www.pensie.it un EP di 5 brani scaricabile gratuitamente dedicato alla nostra amata Sampdoria.
In questo momento, tra i piú bui della nostra storia, si nota una grande passione per quella maglia, passione che lontano da Genova non si puó nemmeno capire.
Vedere quasi 20000 abbonati andare a Marassi in serie B e vedere tanti tifosi che orgogliosi scendono in piazza a gridare il loro amore alla maglia piú bella e unica del mondo é sempre un’emozione indescrivibile…
Sosteniamo la Sampdoria…..

14.10.93 – 14.10.11 Paolo sempre con noi.

Sono nato Sampdoriano peró oltre 30 anni fa quando mio papá mi portó per la prima volta al campo, come si chiama a Genova, sentí nel sangue e nel cuore qualcosa di diverso.
Ai tempi vivevamo a Rivarolo e giocavo nella CULMV, mini esordienti o giú di li e, come tutti i bimbi della mia etá, sognavo di giocare in quel campo con quella maglia.
Un giorno mia mamma andó in centro per sbrigare alcune commissioni e tornó a casa con molti gadgets Blucerchiati, adesivi, cartoline dei calciatori, penne e un gagliardetto che tutt’oggi é sulla parete della mia stanza a Genova.
Ovviamente tanto io come mio papá facemmo molte domande e lei rispose dicendo che giá che si trovava in via Venti era andata a chiedere nella sede della Sampdoria se accettavano iscrizioni per i ragazzini.
Mia mamma che di calcio ha sempre capito molto poco, ci disse di essere stata invitata nell’ufficio di un Signore molto distinto, simpatico , educato che le aveva dato informazioni e fatto tutti quei regali…peró lei non aveva idea di chi fosse.
Qualche tempo piú tardi, una sera, cenando con la tele accesa in sottofondo mia mamma puntó il dito e disse…eccolo é quello il Signore tanto gentile che mi invitó nel suo ufficio nella sede della Sampdoria…quel Signore era Paolo Mantovani.
Ciao Paolo.