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Un weekend da leoni…

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Sono piú o meno le 16.30 di domenica 16 marzo, quando posseduto dalla stanchezza su una sedia dell’aeroporto londinese di Southend aspetto inizi l’imbarco del mio volo per Barcelona. Sono cosí stanco che solo pensare alle 2 ore e mezzo di volo mi viene male. Fuori brilla un sole incredibile, 20 gradi a marzo da queste parti sono abbastanza rari e mentre finisco la mia bottiglia…d’acqua…riavvolgo il nastro di questo fantastico fine settimana in compagnia di buoni amici. É venerdí pomeriggio quando parto per Londra, le solite formalitá alla T2 del Prat e giá sono seduto sul volo per la capitale britannica. Avró fatto questo tragitto decine di volte eppure, come sempre, c’é quell’emozione che provo come fosse la prima volta…amo Londra e quest’amore viscerale aumenta pian piano che frequento i miei amici, i quali riescono a farmi sentire a casa, e ne conosco di nuovi. Diciamo che la mia Londra é una cittá diversa da quella dei turisti, sono stato tante volte che non ho la necessitá di visitare qualcosa in concreto, quindi per me é un pó come tornare a casa…vai al pub di sempre, con le persone di sempre a passare il tempo insieme, tra una risata, una conversazione e ovviamente qualche pinta. A partire solo e senza Emanuele in cittá pensavo di dover passare un pó di tempo da solo, ma ovviamente mi sbagliavo. I luoghi comuni dipingono i londinesi come persone poco amichevoli e chiuse, la veritá é che in ogni momento hanno fatto di tutto per farmi sentire a casa, mi hanno trattato come uno di loro, ho conosciuto nuove persone che non hanno esitato un attimo a offrirmi il loro divano per la prossima volta… Detto questo, arrivato a Southend ho giusto il tempo di mettere la scheda inglese nel telefono per ricevere i primi messaggi. Dopo un’ora di treno, prima volta in Greater Anglia, raggiungo Liverpool Street e solo entrare nell’atrio della stazione é un tuffo al cuore, basta guardare l’architettura per capire di essere arrivato…giú nella metro, passaggio rapido con la oyster card e in poco piú di mezz’ora raggiungo l’hotel piú schifoso di tutto il Regno Unito a Earl’s Court. Il tempo di lasciare lo zaino, prendere un panino al volo ed eccomi a Putney…attraverso il fiume…la luna fa un riflesso splendido sul Tamigi con le luci della capitale che brillano sullo sfondo, il Bishop Park all’orizzonte e il Bricklayer’s Arms dietro l’angolo…giusto il tempo di entrare e inizia la festa, l’abbraccio di Daren “welcome my friend” e Hugh mi viene incontro con una pinta. Piano piano arrivano anche gli altri e la sensazione é unica. Passiamo una splendida serata fino a quando la maledetta campana chiude i rubinetti delle spine… Come sempre, a Londra, non riesco a dormire, troppa l’emozione di essere li e di non volere sprecare il tempo…quindi alle 8 local time sono giá sotto la doccia…il cielo é azzurro e terso, il sole brilla, la temperatura é ottima…mi infilo nella tube…voglio andare da Kazan a Victoria a mangiare la mia Full English Breakfast preferita, una delle cameriere lavora li da molti anni, entro mi sorride e mi saluta…mi conosce…e con un sorriso mi dice di avermi visto spesso quest’anno. Da li inizio la mia passeggiata, Buckingham Palace, attraverso i parchi fino a Westminster poi Covent Garden, Leicester Square, Piccadilly, Soho e giunto a Oxford Circus ricevo un sms che mi infoma che mi stanno aspettando al pub…rieccomi a Putney ma oggi é una giornata diversa…gioca il Fulham e si respira un aria frizzante! Il Bricklayer é stracolmo, ci sono diversi tifosi del Newcastle mischiati a noi con le loro magliette e il loro accento incomprensibile, nel cortile del pub al sole ci sono quasi tutti, il tempo di qualche pinta e via verso il Cottage. Oggi é un giorno speciale, dopo un conocorso sul sito web del club ci sono due novitá, la prima il mio nome col mio messaggio di incoraggiamento nel tunnel degli spogliatoi, la mattina che il club ha pubblicato la foto mi hanno scritto tutti tra facebook e sms, e la canzone del gruppo dei miei amici, Emergency Bitter, passata per la radiofonia dello stradio durante il riscaldamento. Della partita parleró dopo ma solo vi dico che il Signor Ashkan Dejagah mi ha quasi fatto ribaltare dalla seggiolino quando ha infilato quel siluro nell’angolo alla sinistra del portiere. Game Over…3 punti per noi. Prima di uscire e di passare per il Club Shop si avvicina un tifoso del Fulham, John, si ricordava di me dalla partita con l’Aston Villa, chiacchieriamo qualche minuto e ci diamo appuntamento al match con l’Hull City ad aprile. Si torna al pub…ma lo giornata non é assolutamente finita…in serata al 12 Bar London, famoso per aver visto i primi passi dei Sex Pistols, la band di Daren, Joe, Alb e Phil…Emergency Bitter…suoneranno dal vivo. Che altro desiderare se non un bel concerto punk per chiudere in bellezza una giornata cosí rilassante? I ragazzi vanno prima, io passo all’hotel a lasciare la borsa coi miei acquisti del club shop, un altro panino…siamo in Inghilterra…e mi trovo con Hugh a Earl’s Court. Il 12 Bar London é famoso per il punk, e vista la cittá potete immaginare la fauna. Quello che non potete immaginare é l’educazione e il rispetto delle persone, la stessa tipologia di persone in Italia avrebbe un atteggiamente ben diverso…ma siamo nel paese del “polite” quindi il sorry, cheers e thank you sono sempre presenti anche dove le persone vestono stracciate e hanno lunghe chiome verdi a punta! La serata vola via rapida…troppo rapida e col magone arriva il momento dei saluti…un abbraccio con tutti…un arrivederci a presto ma quando arriva il turno di Daren succede qualcosa che mi lascia davvero a bocca aperta…era evidente che tra me e lui la simpatia e l’amicizia ci sia stata da subito…ma nonostante questo si avvicina si batte la mano sul cuore mi abbraccia…see you soon mate… Direi che il resto non conta…rimangono ore…una passeggiata a Regent Park in una domenica mattina estiva o un’altra colazione inglese…il calcio…la musica…questa cittá…ma la cosa piú importante…sono gli amici che mi sono fatto, che mi fanno venire voglia di andare, che mi fanno capire la loro cultura e cercano di capire la mia…coi quali si ride, si scherza, si beve e si tifa Fulham. Forse invecchiando sono piú sensibile a queste cose, peró queste cose insegnano che coi pregiudizi e le chiusure non si va da nessuna parte. Thanks chaps, see you soon!

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A short weekend in Andorra!

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“Si, señor, I know it is March and that it is low season” repeated the receptionist, switching to Spanish from her native Catalan, “but no, we don’t have a room of any description.” Even as she replaced the receiver the telephone shrilled again. “Tout fait complet,” the litany continued in a fourth language in as many minutes. “There is really nothing I can suggest. Every hotel partout – everywhere – is full.” Across the spacious lobby, a slick Manhattan lawyer, his coiffured wife and a pyramid of Louis Vuitton luggage were waiting for the lift. At the circular bar, two upwardly mobile young couples were earnestly discussing soaring house prices in Surrey, while working their way through a gallon jug of sangria. This is Andorra, for 30 years the spiritual home of budget skiing – the duty-free destination traditionally claimed at Christmas, Easter and half-term by families who can find no financially acceptable alternative. Here, they don their anoraks, reverse their baseball caps, give the art of snowploughing a cursory try, and cry ” ‘ere we go, ‘ere we go” long into the alcohol-sodden night. Or do they?
In the Alps, gales as strong as 80mph have been a significant feature of this strange ski season. In Andorra, the winds have been equally significant, but they have been winds of change. Suddenly, for reasons that are not easily discernible, the Cinderella of European skiing has been awarded the ad man’s ultimate accolade: Andorra is “sexy”.
Andorrans listened to what their guests had to say, saw the demand for quality hotels and improved skiing facilities – and also saw that there was money to be made out of both. Andorra has also been lucky with the snow in the past few years and this season has avoided the serious storms that caused so much chaos in the Alps. At the same time, a blossoming sense of national identity has led to a cultural renaissance. The concrete apartment blocks of the Sixties have given way to attractive new buildings of natural stone that are in keeping with the beauty of their mountain surroundings. Catalan, once banned by Franco, is taught in schools along with Spanish and French and has emerged once again as the national language. It is spoken with considerable pride by the small indigenous population, which pays no tax in what is one of the unblemished bastions of capitalism. The school has an enduring reputation as one of the best in Europe and is a contributory reason for Andorra’s new-found success, based on sound technique and language – 110 of its 170 instructors are English speakers. Andorra, where the population is outnumbered six to one by seasonal guest workers, is one of the few skiing countries to welcome foreign ski teachers. One past criticism has been the limited size of the ski area. While it is big by Andorran standards, it fails to offer enough terrain for stronger intermediates. But last week saw the re-opening of a short but highly controversial drag-lift linking Soldeu/El Tarter with the rival resorts of Grau Roig/Pas de la Casa.
Together, they offer a substantial and still expanding ski area of 150km of piste served by more than 50 lifts. However, relations between the two communities – they fell out over common land grazing rights in the 18th century – remain volatile. The situation is further complicated by Pas de la Casa’s decision to build a jumbo gondola linking the top of Grau Roig with the valley town of Encamp. Visitors from Spain and those who choose to stay in either Encamp or the more attractive and cosmopolitan capital of Andorra La Vella can now bypass the winding and usually congested arterial road to reach the heart of the best skiing in the country without going to El Tarter and Soldeu.
The latter villages have promptly responded by co-financing another giant gondola from the neighbouring community of Canillo to the top of their territory. This should effectively create a whole new Andorran resort for next season.
Whatever their differences, Soldeu and Pas de la Casa offer by far the best skiing in the country. Prices are similar, but Soldeu is actively creating the smarter image and is where I would choose to stay.
While it is a suitable resort for families with ski-age children, nightlife thrives at seething discos such as Fat Albert’s and the Irish Pub, while Aspen’s features live music with a band called The Dog’s Bollocks. But it does not try to compete with the strip clubs and other flesh pots of seedy Pas, where the all-night organised pub crawl has been raised – or possibly lowered – to an art form. The new Andorra is anxious to portray an image that goes beyond wall-to-wall perfume shops, supermarkets, and boutiques selling cosmetics, booze, clothing, and ski equipment at knock-down prices. It is right to do so. Away from the more cosmopolitan shopping opportunities of Andorra la Vella, the choice of duty-free goods is as repetitive as it is limited. Anyone looking for ski bargains should consider the fact that resort shops are apparently used as dumping grounds by manufacturers for last year’s products. On display are whole ranges of models in a profusion of colourful but confusing graphics that never find their way to the Alps.
A search of 10 shops revealed only one pair for either sale or rental out of the three top-selling all-terrain skis produced this season by Salomon, Rossignol and Atomic. More worrying still, most shop assistants had no knowledge of their existence. Holiday bargains as well as low in-resort prices for essentials such as mountain lunches and après-ski entertainment also help to explain Andorra’s current crest of success.

Un’ altra volta a Londra…

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La sveglia era programmata alle 5.40 di sabato 18 gennaio…una sveglia cosí la avrei odiata per qualsiasi altra ragione ma visto quello che mi aspettava inutile dire che 10 minuti prima ero già sveglio. Appuntamento con Cris un’ora più tardi, uscire per Gracía alle 6.30 di un sabato mattina vuol dire incrociare chi sta andando al lavoro al mercato e chi invece sta tornando a casa dalla serata. Da li in un attimo siamo già seduti in aereo, tutto talmente liscio da atterrare a Gatwick alle 8.50 con 30 minuti di anticipo. Formalitá all’immigration, treno per Victoria dove ci aspetta Emanuele e da li una meritata full english breakfast per recuperare energie…sono già molte ore che siamo in ballo e non sono nemmeno le 12…uk time! Con le pile cariche ci mettiamo nella tube con destinazione Finsbury Park, ci sono amici che ci aspettano per qualche pinta al “Faltering Fullback” Michiel, Federico e una new entry Chris. Il tempo vola ed é il momento di fare la corta passeggiata per raggiungere Emirates, un piccolo giro intorno a quello che resta di Highbury e un saluto veloce a due amici gooners Baso e Andrew, un hamburger per la strada e pronti ad attraversare la “gate k” per accomodarci in “visitors”. Per me esordio a Emirates, personalmente abbastanza deluso, ambiente decisamente freddo e direi poco “british” però contento di essere li, il Fulham gioca con la terza maglia e scende in campo con un piglio molto positivo. Tiene bene il campo, rischia poco e quasi riesce a infilare la porta di Szczesny con un tiro insidioso di Sidwell. Mi domando come può questa squadra avere un rendimento tanto altalenante… Nel secondo tempo l’Arsenal scende in campo molto più determinato, molta pressione e gioco decisamente più rapido. Inutile nascondersi dietro un dito, i valori in campo sono molto diversi e alla fine i Gunners riescono a passare per 2 volte con 2 reti di Cazorla e qualche complicità di Stekelenburg. Al minuto 90 Bent ci fa sussultare e quasi abbiamo l’impressione che l’intervento su di lui non sia troppo pulito, però impossibile dirlo dalla nostra posizione. Finisce cosí, con i ragazzi che vengono a ringraziarci sotto il nostro spicchio e con un’altra incredibile esperienza che volge al termine. La giornata però é ancora lunga, come la coda per prendere la tube a Arsenal, abbiamo appuntamento con Neil a cena e poi con gli altri per il dopo al Bricklayer’s…abbiamo tempo per una rapida passeggiata in centro e cosí saltiamo sul metro per Covent Garden immergendoci nel centro di Londra fino a Oxford Circus. Il cuore batte sempre forte in questa città…in un batter d’occhio eccoci a Putney Bridge, Neil ci apetta davanti a St. Mary’s e da li un paio di pinte al “The Rocket” prima di andare a cena a “The Putney Kitchen”. Conosciamo un tipo completamente fuori di testa, che aveva lavorato anni fa a Bardonecchia e che continuava a ripetere “I’m looking for bella topa, you know” risate e pinte…dopo la cena eccoci al “Bricklayer’s” dove trovo gli amici di sempre…coi i quali beviamo e scherziamo fino a che la campana mette fine alla nostra splendida giornata. Gli ultimi abbracci e l’appuntamento a presto…e via verso casa di Emanuele dove il suo comodo divano mi attende. La mattina dopo resta il tempo per ammirare il “Griffin Park” dalla finestra della cucina e di una “full english” a Chiswick prima di iniziare il viaggio di ritorno…qualche pinta al “Red Lion” di Gatwick e saluto per l’ennesima volta il Regno Unito e la sua splendida giornata di sole. Al partire provo sempre un pó di tristezza ma per fortuna so già che tra poche settimane un nuovo brivido mi percorrerà la schiena quando risalirò su un volo per tornare in terra d’Albione.

Liverpool away

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Credo che, se vuoi provare a far capire certe emozioni a chi ti legge, devi scrivere certe cose col cuore ancora caldo e per questo inizio a scrivere questo post ancora con la faccia stanca dal fine settimana nel Merseyside. Venerdí mattina tutto inizia con un grande spavento, non trovavo la carta d’identitá…inutile dire che il famoso “keep calm” non rientrava nel momento. Ovviamente al riuscire a raffreddare la mente ecco il lampo di genio che permette di far scivolare in tranquillitá il resto della giornata. 2 ore e poco piú di un volo tranquillo quando il pilota annuncia che in 20 minuti avremmo toccato terra al John Lennon International Airport di Liverpool dove lasciati alle spalle il sole e i 22 gradi di Barcelona ci stava aspettando una grandinata e 6 gradi di temperatura, welcome to UK. Pochi metri sotto la grandine, la coda rapida per l’immigration e sono giá sul 80A con destinazione Liverpool quando scopro che i miei compagni di viaggio sono bloccati all’aeroporto di Manchester (circa 50 km da Liverpool), dove il loro bus é misteriosamente scomparso. Intanto arrivo in cittá mi faccio una splendida passeggiata “under the rain”, almeno aveva smesso di grandinare, fino a trovare l’hotel. Check in fatto non resta che aspettare e visto che avevo fatto i compiti a casa sapevo che uno dei “5 best pub in Liverpool” era dietro l’hotel. Ovviamente non perdo tempo, troppa voglia di “Casc Hale” e cosí eccomi al “Lion Tavern”, il pub é pieno, é venerdí sera…riesco a guadagnare un posto alla barra e dopo 3 minuti passati in solitudine ecco che il mio vicino attacca bottone “Mick” una 50 d’anni con maglietta dello Zenith, season ticket holder del Man U, con lui Ian tifoso e abbonato del Huddersfield e un finlandese, di cui non ricordo il nome, residente e tifoso del Liverpool. Passo una buona serata ed esco giusto a tempo per ritrovare i reduci di Manchester sulla porta dell’hotel. Sabato mattina é il “matchday”, Anfield Road un sogno che diventa realtá, uno di quei campi mitici, quelli sognati dai tifosi di calcio di tutto il mondo ma quasi impossibile per l’estrema difficoltá a trovare i biglietti per la partita. Mi sveglio presto nonostante sia andato a letto tardi, l’emozione della giornata si sente giá. Ci prepariamo e usciamo…bisogna cercare una colazione inglese, la troviamo anche se non é la migliore che ho provato…forse un pó povera ma comunque molto buona. Ora siamo pronti, qualche messaggio coi ragazzi in viaggio da Londra, appuntamento all’away pub “The Arkles” intorno all’una. Cosí si parte, autobus in direzione Anfield dove ci accoglie un bel acquazzone! (Da notare che sono stati 2 giorni di sole a parte questi 2 episodi circoscritti). L’aver giá fatto il tour di Anfield il passato mese di aprile forse ha rovinato un pó l’emozione di trovarselo davanti peró sapevo che non sarebbe stato assolutamente cosí. The Arkles é in Anfiel Road a circa 200 metri dal “away sector” e la veritá che nonostante fosse il pub indicato come “away” le due tifoserie erano perfettamente mischiate con un incredibile rispetto delle parti…ambiente disteso, Reading v QPR sui maxischermi, pinte e chiacchiere…poco dopo arrivano i “londinesi” e purtroppo il tempo passa veloce, qulche pinta e via verso lo stadio, un controllo rapido da parte dei 2 agenti sulla porta ed eccoci nella pancia di Anfield…the dream becomes true. Un hot dog, una pinta (ovviamente) un salto al bagno e su per la scala….un respiro profondo ed eccomi li, finalmente. Lo stadio é giá quasi tutto pieno, lo sará in pochi minuti…il tempo di raggiungere i nostri posti e guardarsi un pó intorno che partono le note di “You’ll Never Walk Alone” e le squadre entrano in campo. Arrivati a questo punto del racconto mi fermo, guardate il video che ho fatto e provate a immaginarvi seduti li al mio posto, potrei scrivere milioni di parole ma non sarei in grado di farvi provare quell’emozione…vi dico solo del silenzio rispettoso dei tifosi del Fulham durante l’inno del Liverpool, ne abbiamo presi 4 e i tifosi del Liverpool a 2 metri da noi non ci hanno insultato, derisi o tirato niente e a fine partita siamo usciti immediatamente tornando a mescolarci per le vie intorno lo stadio….When you walk through a storm, hold your head up high, and don’t be afraid of the dark, at the end of the storm there is a golden sky and the sweet silver song of the lark. Walk on through the wind, walk on through the rain, though your dreams be tossed and blown. Walk on, walk on with hope in your heart, and you’ll never walk alone, you’ll never walk alone…

L’Ametlla de Mar

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Los 16 kilómetros de costa de L’Ametlla de Mar ofrecen algunos de los paisajes más vírgenes y mejor conservados de la costa catalana. En ellos se esconden playas y calas de aguas cristalina rodeadas de pinos, pequeños refugios donde escapar de las zonas más urbanizadas y los núcleos turísticos del litoral. El pueblo de L’Ametlla de Mar, también conocido con el nombre de la Cala, es un excelente campamento base desde el cual descubrir y disfrutar de la zona. La armonía de sus casas blancas amontonadas alrededor de la iglesia y el puerto, lleno de barquitos de colores amarradas en sus muelles, son mejor carta de presentación. Pero más allá de su imagen de postal, L’Ametlla esconde muchos otros atractivos, como su gastronomía, sus museos y su actividad cultural. La historia del idilio de L’Ametlla con la pesca viene de muy lejos. Cuentan que fue un pescador de Benidorm el que dio origen a la villa, estableciéndose en lo que era “la cala” a principio de siglo XIX. Lo imitaron otros pescadores y progresivamente se fue creando lo que hoy es L’Amettla. Actualmente, aunque el pueblo ha crecido y se ha adaptado a los nuevos tiempos, aún se respira el ambiente marinero de siempre. En un paseo por el núcleo urbano todos los caminos llevan al puerto de pescadores, situado alrededor de una cala natural. Entre semana (exceptuando los meses de mayo y junio, cuando tiene lugar la veda ecológica), es un lugar animado, sobre todo a partir de las 3 de la tarde, cuando las barcas vuelven a tierra después de su jornada de pesca. En los muelles, se descarga pescado de todo tipo, entre ellos sardinas, lubinas, pulpos, doradas, atunes o langostinos, para subastarlos después en la lonja. Si la visita coincide en lunes, miércoles o viernes, vale la pena aprovechar y descubrir, acompañado por un calero los secretos del puerto y de todo el pueblo. El Patronat Municipal de Turisme organiza estos días visitas guiadas donde se pueden conocer la historia, la cultura, las tradiciones y las leyendas de esta villa marinera. La ruta, que recorre los lugares más emblemáticos, cuenta con nueve paradas desde donde se explica a los participantes  temas como: la fundación de la villa por pescadores del Grado de Valencia y su relación con el Castillo de Sant Jordi de Alfama, las tradiciones religiosas, las leyendas de los bandoleros que habitan aquellas comarcas por el siglo XVIII o los naufragios de barcos ante la costa de L’Ametlla durante la Primer Guerra Mundial. En los carteles instalados en las paradas del recorrido se pueden ver fotografías que apoyan a la explicación del guía turístico. En L’Ametlla hay playas y calas para todos los gustos. Desde la más urbanas, de arena fina y blanca y con varios servicios, hasta calas más salvajes, algunas de piedra, alejadas de las urbanizaciones y muy tranquilas. En el núcleo urbano de L’Ametlla se  encuentra la playa de L’Alguer, justo enfrente del paseo marítimo. Es pequeña, agradable y con servicios como duchas o alquiler de tumbonas. Otra de las playas de la localidad es la cala de Bon Capó, situada tras el Hotel Ametlla de Mar. Más allá del pueblo, al norte, hay otras playas y calas de gran belleza, como cala Xelín, una cala preciosa de piedras blancas de tanto rodado, aguas cristalinas y una entrada suave al mar. Muy cerca de cala Xelín está Cala Forn, una pequeña ensenada de no más de 40 metros de ancho y rodeada de paredes de roca anaranjada, pinos y arbustos mediterráneos. Se accede a ella en coche por la urbanización de las Tres Cales, siguiendo el camino que va paralelo al trazado ferroviario. Otra playa que vale la pena visitar es Cala Sant Jordi. Tiene como característica principal el hecho de encontrarse al pie del antiguo castillo de Sant Jordi d’Alfama, del siglo XII, que fue sede de la orden de Sant Jordi d’Alfama y que se construyó para defenderse de los ataques de piratas y bárbaros. Está situada al norte de L’Ametlla de Mar y se accede en coche, también por la urbanización de las Tres Cales. La cala Sant Jordi tiene todos los servicios: duchas, zonas de restauración próximas y espacio donde dejar el coche. Otras calas de la zona norte de L’Ametlla son cala Vidre o Calafató. Al sur, se encuentra la cala Santes Creus, de piedras de canto rodado blancas, la cala de la Llenya o la cala de l’Estany Podrit. Una buena manera de conocer estas y otras muchas playas es practicar el senderismo. El sendero GR-92 bordea toda la costa pasando por lugares idílicos. Existen varios itinerarios señalizados que llegan a las diversas playas y calas del municipio. En L’Amettla de Mar se encuentra uno de los mejores museos de cerámica del país. Es el Museo de Cerámica Popular, situado en las afueras del pueblo, de camino a la urbanización de las Tres Cales y la cala Sant Jordi. Su interior, de 1500 m2, alberga una extensa colección formada por objetos de cerámica popular de toda la Península que está considerada el mayor fondo expuesto de su género en Europa. En sus salas permanentes se exponen 4500 objetos. Completan las instalaciones varias salas de exposición temporal, un audiovisual y un aula didáctica. Que más decir…aprovechar para visitar esta zona!

Three days in Lyon.

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If you’re starting to suffer déjà vu from too many romantic weekends in Paris, then Lyon – a mere one hour and a half Barcelona by plane – makes for a very respectable city break alternative. The English Riviera, The Venice of America, The Biarritz of the North. Towns and cities are forever trying to compare themselves to better-known destinations to lure in the tourists. In Lyon, I lost count of the number of people who described their own city as ‘Paris on a smaller, more human scale’. They’re selling themselves short – the second biggest metropolitan area in France has charms aplenty of its own. The problem is, people love the French capital too much to see past it sometimes, conveniently ignoring the hordes of foreign visitors, unconquerable size and ready opportunities to get ripped off. But just two hours away on the TGV is a city that offers a completely different perspective on France, and a chance to validate any romantic and culinary Gallic stereotypes you might have. As in Paris, new building in Lyon has been confined to the outskirts in recent years, which might not do much for social integration but leaves a beautiful centre-ville rich in history and drama. Lyon is far enough south to enjoy an almost Mediterranean climate and sits at the confluence of two great rivers, the Rhône and the Saône. The city’s expansion to the west and north has been limited by hilly topography, and to the south by industry, meaning it has spread slowly in one direction over two millennia. It was established by the Romans in 43BC as Lugdunum, on the hill of Fourvière, and a well-preserved paired theatre and odeon, or auditorium, were excavated in the twentieth century (the banked theatre is used today for concerts). Here on the hill you’ll also find the basilica of Notre Dame de Fourvière, an impressive structure completed in 1876 to thank the Virgin for the safe return of men from the Franco-Prussian War. The best approach is by foot through the peaceful Rosary Garden, although the more devout can climb the steep paths on hands and knees, proffering thanks to the various saints remembered in statuary along the route. Clinging to the slopes of Fourvière is Vieux Lyon, with its ornate cathedrals and pink-stuccoed renaissance buildings rising high over a cobbled medieval street pattern. This Unesco World Heritage site is the most pleasant part of the city to wander around, although without a guided tour (from €10, book at the tourist office) you might miss some of its most fascinating aspects. Traboules are narrow passages that connect the old streets and often hide beautifully restored courtyards and sixteenth-century spiral staircases. Many are open to the public during the day, although as most are behind unmarked doors you need to know where to look. Vieux Lyon (and the district of La Croix-Rousse to the north east) was the centre of the silk-weaving industry that tied the city so closely to renaissance Italy; it was from here that some of the 10,000 Protestant Huguenots fled to Britain following religious persecution in the seventeenth century. What was once a city-wide trade has shrunk to just nine practising canuts (Lyonnaise silk workers): you can visit a workshop at Soierie Saint-Georges. In the same area is a museum dedicated to another Lyon tradition: guignol, the hand-puppet shows copied by our own Punch and Judy. Guignol himself is often a silk-weaver, and his cast of pals includes Gnafron, a red-nosed gourmand whose picture graces the walls of all good bouchons. The Musée des Marionette du Monde, also holds more than 2,000 puppets from around the world. Further east, in the more modern Monplaisir area of the city, is the absorbing Institute Lumière, on the site of the factory where the Lumiére brothers invented the cinématographe. As well as a history of cinema, the institute holds film screenings and the annual Festival Lumière.

24h a Roma!

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Non sono pazzo, almeno non del tutto! 24h a Roma sono poche, troppo poche, e in effetti questo raid era dovuto solo ed esclusivamente alla partita tra Lazio e Sampdoria che avrebbe dovuto essere disputata sabato 11 alle 18.00. Avrebbe dovuto, perché con la solita arroganza, prepotenza e completa mancanza di rispetto nei riguardi dei tifosi, la cupula mafiosa composta dalla Lega Calcio, Sky, SS Lazio e ahimé UC Sampdoria hanno deciso con pochi giorni di anticipo, di posticipare la partita alla domenica adducendo scuse insensate. Questa decisione, questo ennesimo schiaffo ricevuto mi ha fatto decidere di non seguire piú il calcio italiano. Molti dei miei amici ancora non lo credono possibile, peró a partire dalla prossima stagione il mio campionato principale sará la Premierleague. Onestamente non avevo voglia di partire, peró l’insistenza di mia moglie mi ha fatto decidere di non rovinarmi il fine settimana, di godermi la cittá eterna e la compagnia dei nostri splendidi amici Romina e Felice. All’arrivo siamo stati accolti da un pranzo di Natale a casa dei genitori di Romina, dove abbiamo gustato ottime pietanze in buonissima compagnia…da li una passeggiata per le strade e stradine della cittá piú bella del mondo. A causa della trasferta erano in cittá altre due amiche che ho incontrato con piacere…piú di una volta! Alla fine Roma mi ha messo come sempre di buon umore e in piú ho scoperto una parte che non conoscevo durante una lunga passeggiata serale. Alla fine questo fine settimana ha lasciato cose positive e forse mi ha definitivamente liberato da qualcosa che mi ha sempre condizionato troppo.

Bodega Torres

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Bodegas Torres inaugura su Centro de Visitas de Pacs del Penedès en 1992. Hoy es su principal centro de divulgación de la cultura del vino y de la historia y los valores de la familia, especialmente de su labor de preservación del medio ambiente, por la que han sido premiados internacionalmente. La visita se inicia con un video de presentación de la bodega y una experiencia sensorial y multimedia en el túnel de las estaciones. La visita es muy cómoda ya que recorre en tren las instalaciones, pasando por un moderno y espectacular montaje audiovisual dentro de la bodega. Además, ofrecen diferentes tipos de cata de vinos y brandies, cursos de iniciación a la cata y maridajes de vinos y quesos. Por ejemplo, el VIP Tour con visita más extensa y cata de vino de gama alta, el Eco Tour con paseo por la finca Mas La Plana y visitas especiales para familias y niños. Existe la opción de reservar aperitivos tras la visita, comidas en el restaurante privado Mas Rabell, una masía catalana del siglo XIV restaurada por la familia Torres, y otras experiencias gastronómicas, como comidas y cenas sensoriales a ciegas. Además, se pueden visitar sus otras bodegas cercanas: la bodega de brandy Torres, su Castillo de Milmanda en la DO Conca de Barberà y El Lloar en la DO Priorat.

All you need is…..Liverpool!

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Para conocer Liverpool os recomiendo que olvidéis cualquier tipo de información que os hayan dado con antelación. Simplemente haced un reset y tened muchas ganas de conocer una ciudad que encandila por su beatlemania en cada rincón de sus calles o el carácter alegre de su gente, ellos mismos se autodenominan scousers por su peculiar acento, su loca afición al fútbol y sus infinitas ganas de saborear una cerveza en sus míticos pubs. En apenas una década, Liverpool ha sabido transformar y remodelar todos sus espacios para convertirse en una ciudad cosmopolita y enérgica, llena de contraste. No es de extrañar que se convirtiera en la capital Europea de la cultura en 2008 y su zona portuaria fuera declarada Patrimonio de la Humanidad por la UNESCO en 2004. Iniciamos el recorrido por el barrio del frente marítimo (Waterfront), sin duda el orgullo de sus habitantes por su rico pasado marítimo. En tiempos imperiales de los ingleses, el Albert Dock fue el crisol de los intercambios comerciales con el resto del mundo y flujo continuo de diferentes culturas. Posee una serie de edificios datados de finales del siglo XIX y fue construido con ladrillo, piedra y hierro. Concretamente esta zona tiene algunos de los atractivos principales de la ciudad. Tres de sus principales museos (todos gratuitos): Tate Liverpool, dedicado al arte contemporáneo, Maritime Museum, que explica toda la historia marítima de la ciudad y el International Slavery Museum, dedicado a la esclavitud. Muy cerca se encuentra el Centro de Convenciones Arena y la Echo Wheel of Liverpool, una espectacular noria donde se puede tener una estupenda vista de la ciudad. En la zona norte, concretamente en la zona costera de Pier Head, encontramos edificios emblematicos como Royal Liver Building, construido por Walter Aubrey Thomas a principio del siglo XX, y fue el edificio más alto hasta 1965. Destacan sus dos torres relojes que están coronados por los Liver Birds, dos aves mitológicas que son el simbolo de la ciudad. Junto a este podemos ver otros dos edificios que se construyeron en la misma época: Cunard Building y el Port of Liverpool Building. A escasos metros, encontramos el Museum of Liverpool, un museo interactivo recién inaugurado, dieseñado para que disfrute toda la familia, donde se explica la historia de la divertida gente de Liverpool, desde la prehistoria hasta los iconos culturales más seguidos del pasado siglo. Merece la pena ver el skyline desde el waterfront o cogiendo algunos de los barcos que salen desde la terminal del ferry.
Quizá sea su proximidad a Irlanda lo que hace que el carácter de los liverpudians sea tan abierto y alegre. Lo cierto es que Liverpool es un hervidero de actividad nocturna con sus pubs y clubes para todos los gustos. Si queremos salir a tomar algo, ya sea una cerveza o un cóctel, lo podemos hacer en los barrios de Liverpool One y Cavern Quarter. En este último encontramos Mathew Street, más conocida como la calle de los Beatles. No solamente porque en esta calle encontramos The Cavern Club el mítico local (ahora reformado) donde la famos banda tocaba en los años sesenta, sino porque también se encuentra la tienda oficial y numerosas cafeterías y bares dedicados a la banda. Este barrio también alberga la torre más alta y visible desde cualquier punto de la ciudad, Radio City Tower, que es la estación de radio de Liverpool y retransmite música pop y dance desde el 1974. Si queremos pasar unas horas de shopping, junto a estos barrios hay que añadirle el barrio de St. George Quarter, zona donde encontraremos edificios emblemáticos como St George Hall, un imperioso edificio neoclásico que, aunque está reformado recientemente, fue construido en el año 1854 y es el museo de Historia y sede para festivales. Justo enfrente, encontramos el Empire Theatre, uno de lo más grandes que posee la ciudad. A escasos metros también encontramos los museos World Museum Liverpool y el Walter Art Gallery, con obras de Rembrandt, Poussin, Degas, Picasso o Gaugin, imprescindibles para los amantes del arte.
A los scousers les apasiona el deporte. Aunque la ciudad es famosa por los torneos de golf, rugby o carreras de caballos, lo que verdaderamente les apasiona y siguen como una religión es el fútbol. Los habitantes sienten pasión por dos equipos que están en primera división de la Premier y tienen la peculiaridad que ambos estadios se encuentran uno la lado del otro el en barrio obrero de Anfield, alejado del centro de la ciudad. Los seguidores azueles pertenecen al Everton FC mientras que los rojos son forofos del Liverpool FC. Este último, posee uno de los campos más visitados: el Anfield Stadium. Por supuesto se puede hacer un tour donde se puede ver el museo que explica su historia (tiene expuestos sus 18 titulos de liga y las cinco copas de la Champions), la sala de prensa, el vestuario y el campo.

Torino

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Torino, prima capitale d’Italia non mi é mai stata particolarmente simpatica. Vuoi perché calcisticamente parlando ci odiamo abbastanza o vuoi perché le uniche volte che l’avevo visitata risalgono al 1994/95 durante il servizio militare. Ricordo una città fredda, sporca, brutta, poco accogliente….praticamente un posto dal quale stare lontano, nonostante il suo museo Egizio richiami molto le mie attenzioni. Quando quest’anno il sorteggio della serie A ha deciso che Juventus v Sampdoria si sarebbe disputata il giorno dell’Epifania, la voglia di maglie Blucerchiate e la voglia di visitare lo Juventus Stadium mi hanno fatto decidere di tornare a visitare Torino. Mai scelta fu piú appropriata! Ho scoperto una Torino che non conoscevo, bella, signorile, con un centro carico di storia e davvero elegante. É stato meraviglioso passeggiare per le sue strade tanto di giorno quanto di notte e poterla apprezzare come mai avevo fatto e come merita. Il centro, i suoi palazzi storici, la sua movida, il Po, la collina di Superga. Una vera meraviglia. Torneró a Torino, ancora devo vedere il museo Egizio e altre cose ma l’aver potuto rivalutare questa città é stato un vero piacere.