Archivio mensile:agosto 2012

Villa Amore

Come accennato, negli anni si é consolidata una tradizione, quella di partire presto al mattino per poter pranzare a Villa Amore. Giunti nella piazza di Ravello bisogna seguire le indicazioni per Villa Cimbrone e dopo aver passeggiato in caratteristici vicoletti, e salito carratteristiche scale irregolari, raggiungerete questa pensione, ristorante. Appena entrati vi troverete davanti a una scala, che dovrete scendere per 2 piani…la Costiera é completamente arrampicata sulle montagne che la stringono verso il mare, quindi attraverserete il salone del ristorante per accomodarvi sulla splendida terrazza la cui meravigliosa vista puó essere ammirata nella foto qua sopra. Il menú é semplice ma ricco e gustoso. Lo scialatiello, sdoganato dalla trattoria “Al Teatro” é ormai globalizzato in tutta la costiera, ma il condimento con cozze, vongole e spuncillo non ha rivali, come d’altra parte la loro delicatissima frittura di pesce. A questo punto non vorrete proprio rinunciare a una delizia al limone, vero? Quello che mi ha sempre colpito di questo posto é il silenzio, come se i commensali rispettassero la meraviglia della costiera per gustare di quella veduta in silenzio, il tintinnio delle posate sui piatti senza alcun vociare di sottofondo: senza prezzo! Quest’anno abbiamo ripetuto anche di sera, aprofittando della terrazza per goderci i fuochi d’artificio nella sottostante Maiori, davvero un posto in prima fila per uno spettacolo straordinario.

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Ravello


Passata la notte a Siena si riparte in direzione Sud con destinazione la meravigliosa Costiera Amalfitana e in concreto Amalfi. Peró prima della meta rimane una piccola tradizione ormai consolidata negli anni, un break a Ravello per pranzare sulla terrazza panoramica di Villa Amore. Ravello é cambiata molto in questi anni, ben 8 dall’ultima volta che sono stato in Costiera, oggi é molto piú viva tanto di giorno quanto di sera….é tenuta benissimo…ed é veramente vivace, forse piú della stessa Amalfi col vantaggio del clima serale fresco dovuto alla sua altitudine. Per chi passasse da queste parti raccomando una visita alle 2 ville, Villa Cimbrone e Villa Rufolo e una bella passeggiata per vedere la varie terrazze panoramiche che affacciano a strapiombo sulla Costiera e in concreto su Maiori e Minori. Ovviamente del ristorante parleró a parte!

La taverna di San Giuseppe

Ogni promessa é debito! Quindi vi presento uno dei migliori posti dove ho mangiato e, in assoluto, dove ho mangiato la miglior bistecca alla fiorentina di tutta la mia vita. Solo a cercarlo su Tripadvisor esce al primo posto dei ristoranti senesi e la veritá é che é un’esperienza incredibile. Cominciamo con il locale, ambientato in un fondo del 1100, a pochi metri da piazza del Campo, arredato con mobili e tavoli di legno massello con luci soffuse che gli regalano un’atmosfera calda e raffinata. All’interno c’é una piccola casa etrusca che conserva la preziosa enoteca dove spiccano bottiglie davvero importanti (sul menú ne ho vista una da 4800 euro) tra queste un’ottima selezione di Brunelli e Rossi di Montalcino. La cucina é casalinga e tutto é preparato a mano! Noi siamo stati sia a pranzo che a cena. A pranzo mi sono deliziato con degli ottimi Pici al ragú di cinghiale mentre la sera abbiamo degustato un’ottima fiorentina di chianina da 1,7 kg con fagioli al fiasco, ripeto la migliore in assoluto di tutta la mia vita! Il personale é super amabile e super attento e tutti i prodotti che cucinano vengono scelti personalmente dal proprietario del locale. Una cena completa antipasto, fiorentina, dolce, caffé, grappa, acqua e vino é di circa 60 euro a persona peró garantisco che ne vale assolutamente la pena! Ho gía voglia di tornare a Siena!!!

Siena

Come ormai avrete capito quest’anno ho trascorso le vacanze in Italia. Cosí dopo 10 giorni sulle spiagge della riviera di Levante si parte con destinazione Costiera Amalfitana e, visto l’arrivo di una perturbaione che avrebbe rovinato l’ultima giornata di mare a Cavi di Lavagna, propongo di anticipare la partenza di un giorno e fare una pausa in quel di Siena. Sono stato a Siena diverse volte a vedere la Samp in trasferta, tra l’altro un anno presi al volo la maglia di Carmine Esposito, e aprofittare delle buone trattorie della zona, peró la prima vera visita alla cittá la feci nel 2006 durante le vacanze in Toscana. Siena é una cittá meravigliosa rodeata da una campagna incredibile. A Siena si respira pace e tranquillitá e il silenzio che ti avvolge di notte mentre passeggi nelle strade che circondano piazza del Campo é davvero incredibile. Arrivati a Siena ci siamo ovviamente dedicati al nostro sport preferito….mangiare….e abbiamo scoperto una trattoria 10 e lode che solo visitarla merita il viaggio…ma questa é un’altra storia e sará ovviamente un altro post! Siena a 2 settimane dal palio dell’Assunta é una cittá imbandierata a festa, ogni contrada veste orgogliosa i suoi colori e si respira l’aria della contesa. Per ovvi motivi sono tifoso dell’istrice e quindi non ho esitato a prenotare il B&B in quella contrada. Da piazza del Campo, al Duomo, al Battistero, passando per negozi di ghiottonerie locali…Siena é un posto unico dove trascorrere almeno una giornata e per chi decide di andare….non si perda il prossimo post…e mi ringrazierá!!!

04.08.12 presentazione U.C. Sampdoria

Proprio ieri stavo chattando con una amica Sampdoriana della riviera di Ponente che mi scrisse “in molti non capiscono questa pazzia e questo amore che ci lega alla nostra squadra di calcio”. Per me la Samp é stato amore a prima vista dal giorno che l’ho conosciuta una primavera di fine anni ’70 in una partita vinta contro il Pescara. Da quel giorno fa parte della mia vita quotidianamente e oggi che vivo lontano da Lei soffro la lontananza come un qualsiasi innamorato tenuto lontano dalla sua amata. Cosí capita che appena la Lega Calcio si degna di far uscire i calendari si inzia a fantasticare sui viaggi che si possono fare per vederLa e mantenere viva questa relazione a distanza mentre si passano interminabili domeniche sul divano guardandola alle tele in un paese straniero con dei vicini che non capiscono il perché delle tue grida in orari che poco hanno a che vedere col loro campionato. Cosí capita che durante il viaggio di nozze ti chiudi in camera perché scopri che su Rai Intenational puoi vedere la finale di Varese in diretta (da Santo Domingo) e che sei tremendamente emozionato per andare a vedere la presentazione a Marassi, che diciamolo chiaro non é molto emozionante se non fosse per quelle maglie li… Cosí in un caldo pomeriggio di agosto si parte dal mare con destinazione Stadio Luigi Ferraris, con gli amici di sempre e in mezzo ai nostri magici colori. Riguardo alla presentazione non ci sono molte cose da dire, una kermesse, tanti applausi e tanto caldo….la prossima volta che saró a Marassi…contro il Torino…giá le cose saranno cambiate!

Ristorante il Melograno

Il ristorante Melograno è nel centro di Cavi Borgo, frazione di Lavagna dove i ritmi e le abitudini sono ancora quelli di un turismo familiare, un po’ demodé. Anche il locale di Maurizio Guazzi non si è adattato alle mode passeggere di una cucina costruita, destinata ai turisti “mordi e fuggi”. La riprova è che alla sua tavola ci sono gli ospiti lombardi e genovesi insieme con i clienti locali, i più difficili perché – si sa – il passaparola è la forma di pubblicità più credibile. Nell’ ampia veranda e nella saletta interna i posti sono sufficientemente distanziati, l’ atmosfera è tranquilla. A regnare, in questo vecchio borgo di pescatori, è il pesce. Dall’ antipasto di mare alla ligure e dal bianco di mare (acciughe alla ligure con un tocco di originalità, gamberi marinati, soppressata di polpo, pesce marinato), ai primi dove spiccano i “mandilli de sea” alla ligure, lasagnette sottilissime condite con cozze. gamberi, olio, pinoli e pomodorini, ai corzetti con sugo di gallinella e uno strepitoso spaghetto al sugo di battibatti. Tra i secondi il pesce morone alla ligure, il besugo e i delicatissimi scampi dell’ Elisa, conditi con limone, arancio e cognac. Tra i dolci la torta di mele con gelato e calvados e la torta al cioccolato senza farina accompagnato da una ricca carta di vini da dessert. Ottima anche la riecercatissima cantina. Garantisco che la qualitá e il cibo sono davvero un sogno, peró d’altra parte non é un posto economico. Ovviamente se si cercano determinati tipi di pesce non si puó pensare di risparmiare anche se per una cena completissima, incluso il vino da dessert, si spendono circa 60 euro per persona raccomando vivamente questo ristorante!!!

Trattoria Dae Figge do Baratta

Consiglio un’altro posto di cucina tradizionale ligure arricchito da un’ottima carne toscana. La trattoria si trova a Sestri Levante dove é quasi un’istituzione tra i residenti visto la l’incredibile rapporto qualitá-prezzo, l’attenzione del personale e la bontá del cibo. Questa trattoria si trova vicino al casello dell’autostrada, quindi non facilmente raggiungibile da chi non possiede un mezzo di trasporto. Tra i piatti tradizionali consiglio i Testaieu, piatto tipico della cucina ligure molto diffuso principalmente in Val Graveglia e nel Levante. La preparazione prevede un impasto mediamente fluido di acqua e farina in parti uguali con l’aggiunta di sale, che va versato in testetti di terracotta precedentemente arroventati su fuoco a legna. Questi ultimi sono fabbricati prevalentemente a Iscioli, una frazione del comune di Ne. Al termine di una breve cottura dentro i testetti impilati lontano dal fuoco, i testaieu vengono usualmente serviti conditi con svariati condimenti, fra cui il pesto (per me é l’abbinamento perfetto), oppure secondo la tradizione più povera della cucina dell’entroterra ligure, semplicemente con olio e formaggio oppure olio e aglio. Tra i secondi spiccano vere delizie come le braciole di cinghiale, la braciole di maiale di cinta senese o l’intramontabile bistecca alla fiorentina. Personalmente consiglio questa trattoria!

Sestri Levante

Justo al lado de Cavi di Lavagna se encuentra Sestri Levante, una verdadera preciosidad de la Riviera di Levante. Surge sobre el plano aluvional del río Gromolo a un costado del promontorio rocoso que los habitantes llaman simplemente la “isla”, que se proyecta sobre el mar y que está unido a la tierra firme por un pequeño istmo, que divide la encantadora “Bahía de las Fábulas”, donde está el puerto turístico y cuyo nombre se atribuye al escritor Hans Christian Andersen, que pernoctó aquí el año 1835, de la también sugerente “Bahía del Silencio”. Sestri es uno de los pueblos con mas vida de la Riviera, a parte de las 2 bonitas bahías cuenta con una calle peatonal con tiendas de moda y muchos restaurantes y locales para tomar un copa por la noche. Entre estos reccomiendo el “Citto Bar” que se encuentra en una esquina de la Bahía del Silencio y cuenta con una vista meravillosa de la Bahía misma (sobretodo por la noche).

Trattoria Settembrin

Settembrin é la classica trattoria dove si possono gustare piatti della cucina tradizionale genovese. Uno dei punti forti della trattoria è il fatto che hanno mantenuto ben salde le loro origini; il locale è situato al primo piano di una vecchia casa ligure che si trova proprio nel crocevia tra Cogorno, Carasco e la Val Graveglia. Il locale è suddiviso in diverse sale, per un buon numero totale di coperti. Ricca l’offerta di specialità genovesi che escono dalla cucina; si può cominciare con un antipasto di salumi e giardiniera o bresaola con rucola, per poi scegliere tra una vasta offerta di primi: pansoti con la salsa di noci, chicche alla boscaiola, taglierini ai funghi, trofie al pesto e lasagne al piatto sempre al pesto, per citarne alcuni (possibile chiedere il tris di primi per provare piú piatti); tra i secondi cito il fritto misto all’italiana, la tagliata alla rucola, il filetto e il controfiletto alla griglia, la cima alla genovese e il coniglio alla ligure, ma l’elenco potrebbe proseguire. Non é un posto per palati fini, peró é una buona opzione per chi come me ha voglia di ritrovare i sapori della mia terra. Personalmente raccomando una visita.

Genova, my hometown.

“Genova is a tight-fisted city. It was born almost out of necessity, lying comfortably on one side, claiming a narrow space between land and sea”, Marzio Angiolani begins, in his Canzoni in salita. You climb, wheezing like an old bus, up steep inclines and tiny streets, where the mountain wind on certain feast days in November sweeps away both clouds and sun. Genova lies prostrate, just past the mountains, and it’s not clear if those immense sentinels have been left to close off the road or to watch the city’s back, whether they’re meant to protect or imprision. Cities need poets to explain them, especially Genova, whose best poets are singer-songwriters. Only poetry can help us to understand them, ignoring sociologists, urban planners, architects, economist and art historians, who can at best grasp one of the many layers that form the body and soul of a place. Genova’s historic centre is mobile, spilling everywhere, a virtual city of steep ascents and lifts, of winding paths that save space and look upward to the sky, of little lanes like secret passages. It’s in the Arch that supports the Nervi Promenade, and in the Marinella, the only cafe-restaurant in the world exposed to the mountain wind, in the suspended iron beams, in the underground mazes and the sharp corners of the Lambruschini Courtyard, in the weary eyes of the Madonna del Gazzo in the Campi gasometer, which coexisted for decades with the Neo-Classical facade of Villa Bombrini. It’s in the spectacular Aquarium, which turns 20 this year and re-launches its 60 dream-like ecosystems of faraway seas, penguins, sharks, dolphins, jellyfish and manatees. There will be discounts, special tickets, wide-eyed children and “sea-floor” walks, like something out of a Disney movie. Genova is in the songs. Sometimes a line translates a feeling, a character, and thus a street, a name, summing up an entire world. Like Strawberry Fields or Penny Lane by the Beatles, Genova has Via del Campo by Fabrizio de André (In Via del Campo there’s a lovely girl/with big green eyes/all the night she stands on the doorstep/selling everyone the same rose). Then, past the palaces, beyond the outline of old warehouses and stacks of containers, past the 130-square-metre Old Port, is the blue line of the sea. In his book La cattiva strada (the evil road), with verse-like words, De André writes, “the sea is an occasion for constant entertainment because it’s always moving, it gives you sound, it gives you smell, it’s alive. Passing boats are always an event, because a boat sighted at sea is always an event, like the breaking of the waves… once you reach the sea, you sit there and contemplate, and all strange desires disappear”. This Genova is open to the world, a city of spices and mixing cultures, though it is no longer La Superba. It’s the curious Genova of trade and cargo, the Genova that draws its energy from the sea (in the literal sense), because one day the perpetual motion of the waves may be harnessed to provide light for the city. De André (nicknamed Faber) provides another reading of this restless, much-sung-about, much-narrated yet mysterious city, with songs that echo the ups and downs of Genova’s fascinating asymmetry. Via del Campo 29r reopens as the Emporio Museum dedicated to Genova’s singer-songwriters, a crossroads of memorabilia. It includes albums, covers, posters, articles and reviews, photos, books, rare recordings, Faber’s historic guitar and his school report cards, all collected and preserved by his childhood friend Gianni Tasso passed some years ago. It’s a place where time stands still, beyond news stories and controversies, landslides and floods. The fragility of the land, as seen in last year’s easthquake, conceals unexpected strenght. People shovelled away debris with dignity, grumbling and suffering. But then a courageous movement began, with fundraising, recitals by Claudio Bisio and Lella Costa and the Long Night of Genova concert, to “save the city with music”. It featured Tullio De Piscopo and Vinicio Capossela, the voices of Biagio Antonacci and Gino Paoli, Jovanotti and Negramaro, artists who had experienced those terrible days and shared them in the “out fo the mud” worksites. People sing, in spite of everything, and don’t bemoan their fate. So perhaps it’s right that guidebooks proudly include itineraries suggested by songs and songwriters, along with traditional routes. But before chasing off to Boccadasse after C’era una volta una gatta (there once was a pussy cat), stop to marvel at the 46 palaces of the Rolli, World Heritage Sites. Imagine the Republic, re-founded by the Doria family. In the 1500s and 1600s it was the bustling centre of traffic, courts and embassies, a city where palaces were “ordered up”, suitable for hosting state visits according to lists divided by categories (the rolls of public lodgings). Pause at the Ducal Palace, to see the exhibition Van Gogh and Gauguins Journey (through 1 May). Visit Via Garibaldi, with the amazing symmetry of Palazzo Bianco and Palazzo Rosso, a treasure trove of works by Caravaggio, Veronese, Rubens and Van Dyck. It’s hard to connect the sumptuous formality of the former La Superba with the epic Old City. We discover the latter in songs of the sea and disenchantment, the ballads and shattering description of Paolo Conte: “Macaia, monkey of light and madness/haze, fish, Africa/sleep, nausea, imagination”. The ducal city, with the Romanesque cathedral of San Lorenzo, and the Palazzo San Giorgio with its layers of history, has no need of poets. Its beauty is there to see. The other Genova must be discovered, following sensations. From the wharf, follow the Sottoripa porticoes past shops displaying shiny snap-hooks and steel mast cables. Via Gramsci is part market and part souk, where the sounds, perfumes and African women swathed in blinding colours are reminescent of Marrakech. “In the quarter where the sun of the good God/doesn’t shine” (La cittá vecchia, also by De André), there are now phone centres and shops selling kebabs and trifles. But if you go into the dark Vico della Pece, absent from the guidebooks, you enter the unknown realm of epic folksongs (near the Emrbiaci Tower). We can also follwo Bruno Lauzi into the Foce quarter, where he lived in 1950 and my family live, and picture him walking during the sirocco, under still, cloudless skies. Memories and nostalgia are evoked in the recently completed film Una canzone del Paradiso (a song of Paradise), part true story, part vision. Thanks to special effects, we see Tenco, Lauzi, Bindi and De André. It was directed by RAI veteran Nicola Di Francescantonio and the basic idea is liquid. Neither fiction nor documentary, it’s a romantic diversion, with real actors and embodied ghosts. Gino Paoli acts as guide accompanied by Don Antonio Gallo, the “street priest”. This journey into the past is dedicated to Genova and its poet/musicians, the port and Via Pré. It’s also a tribute to craftsmen whose only trace remains in names like the Salita Pollaiuoli (poulterers’ ascent), Vico Indoratori (gilders’ alley) and Via Orefici (jewellers’ street), and to a page in the history of italian music. Gino Paoli says, “the Genovese were once wise, and washed the city with seawater so as not to waste it”. But he also says, “the beauty of the city is its people”. One of them is the unforgettable Claudia Pastorino, the first female singer-songwriter, who wrote, “Genova is one hypothesis among many/Genova curses and wrings her hands/Genova sells herself cheap/Genova is in the end merely a child’s game/and don’t leave your umbrella outside the door/ the real Genova of the alleyways will steal from you, too” But it doesn’t steal your umbrella; it steals your heart.